Capitolo sette. Friedrich Nietzsche.
Introduzione
 Un destino di fraintendimenti -Ecce homo.
Ecce homo. Con queste parole della Vulgata di san Girolamo Pilato
indica alla folla il Salvatore cristiano. Con le stesse parole
Nietzsche intitola una delle ultime sue opere, in cui racconta la
propria autobiografia filosofica. La scelta di questo titolo
impone la domanda: Chi  quest'uomo che, pur avendo odiato tanto
il cristianesimo, ha scelto un simile titolo per un'opera in cui
parla solo di se stesso? Pensava forse il filosofo tedesco di
essere il nuovo Messia?. Almeno su un punto egli ammirava l'uomo
di Nazareth: per aver osato affermare finora gli altri vi hanno
detto..., io invece vi dico.... Anche Nietzsche voleva essere il
distruttore dei vecchi valori e il creatore di valori nuovi.
Transvalutazione di tutti i valori!: nelle sue opere pi volte
egli riprende questa affermazione, che pone anche,
significativamente, a conclusione dell' Anticristo.
Ad un secolo dalla sua morte, per noi la risposta alla domanda
Chi era Nietzsche? rimane difficile. Basti pensare che per
decenni egli  stato considerato un reazionario o addirittura un
precursore del nazismo, mentre oggi, dopo il declino del pensiero
marxista, Nietzsche sembra essere diventato il nuovo maestro di
color che sanno, il filosofo in cui l'Occidente maggiormente si
riconosce alla fine del secondo millennio cristiano.
Nietzsche ha compreso con una straordinaria profondit il suo
presente e lo ha condannato in nome del passato, ma anche del
futuro. Per quanto riguarda il passato egli ha individuato in
Socrate e nella sua generazione la svolta che ha portato l'uomo
greco a rinnegare la parte pi preziosa di s, l'attaccamento alla
terra, lo spirito dionisiaco. Con il filosofo ateniese  iniziato
il cammino verso quel razionalismo che ha finito per pervertire la
natura stessa dell'uomo occidentale (letture 1 e 2). L'altro
responsabile della decadenza dell'Occidente  stato Ges Cristo, e
ancora pi di lui l'apostolo Paolo. Essi hanno insegnato la morale
dei deboli contro i forti, degli schiavi contro i signori.
Nietzsche si oppone alla dottrina cristiana e proclama la venuta
dell'Anticristo.
La proposta del filosofo tedesco  di uscire dal razionalismo
(dall'apollineo) e dalla morale cristiana, di prendere atto che
Dio  morto e la Verit, che in Dio aveva il suo fondamento, 
morta con lui (lettera 9). L'unica verit rimasta  che la Verit
non esiste pi. E il vuoto che si  creato  troppo duro da
sopportare per l'uomo normale. Allora si fa finta che niente sia
successo o si fa nascere qualche surrogato di Dio. Ma l'onest del
filosofo non gli permette di accettare soluzioni di questo tipo,
che sono soltanto dei palliativi.
Ispirandosi soprattutto ai presocratici (in particolare ad
Eraclito, ma la dottrina dell' eterno ritorno farebbe pensare
anche a Parmenide), il filosofo guarda al futuro con tutta
l'onest e il coraggio di cui un uomo  capace e vede nel destino
dell'Occidente l'avvento del nichilismo, ma anche di colui che
sar capace di vivere in un mondo senza Dio, di sopportare la
terribile verit che la Verit non esiste, il superuomo
(l'oltreuomo) (lettura 12) e di trasformare la sua volont di
vivere in volont di potenza. Nietzsche si sente investito della
missione di aiutare gli uomini ad arrivare a questa verit,
mostrando la genealogia dei loro falsi dei e dei loro falsi
valori, e radicalizzando le situazioni affrettare i tempi.
Soprattutto nell'opera Cos parl Zarathustra, in cui ancora
prende la figura di Cristo come modello, il filosofo tedesco si
esprime come un profeta e affida al responso della storia l'ultima
parola (letture 5, 11, 12).
Le opere di Nietzsche sono piene di immagini, allusioni, metafore,
cenni fugaci: pertanto  ovvio che siano nati fraintendimenti.
Questa  stata la sua fortuna perch tanti si sono riconosciuti
nel suo pensiero, ma anche la sua disgrazia perch di coloro che
si sono dichiarati suoi seguaci egli ne avrebbe sconfessati non
pochi e tra i suoi figli illegittimi dobbiamo enumerare Hitler e
tutti i suoi seguaci. Siccome per per Nietzsche la filosofia non
 mai stata neppure una professione, in quanto egli l'ha vissuta
come la grande passione della sua vita, la sua missione,  molto
probabile che non avrebbe riconosciuto fra i suoi discepoli
neppure coloro che dalle cattedre universitarie sono i cultori del
razionalismo pi esasperato o che fanno della filosofia una
professione come un'altra.  .
Tra i filosofi del suo tempo quello che sembra pi in sintonia con
lui  Dostoevskij. Ormai  noto che Nietzsche fu un lettore
attento e interessato del filosofo russo, che aveva anticipato
alcuni temi fondamentali del suo pensiero. Oggi sappiamo che il
filosofo tedesco lesse anche I demoni (nella traduzione francese
del 1886) e se molto probabilmente gli sfuggirono i termini
sociali e politici in cui la vicenda del romanzo  ambientata
(Nietzsche non conosceva se non vagamente la situazione della
Russia del suo tempo), certamente ebbe modo di meditare a lungo
sulle tematiche filosofiche presenti nel romanzo ed in particolare
sulla figura di Kirillov. Il suicidio di questo personaggio dei
Demoni fu per Nietzsche indicativo della natura dcadent dell'eroe
dostoevskiano, del suo essere ancora legato al cristianesimo in
quanto il superuomo non si suicida ma porta con s il trionfo
della vita! Per noi invece non  difficile intravedere anticipati
nella figura di Kirillov (ma anche in quella di Raskolnikov e di
Ivan Karamazov) alcuni elementi fondamentali del pensiero di
Nietzsche.
La questione del rapporto Dostoevskij-Nietzsche ha quasi raggiunto
il secolo di vita. Si  trattato di un lungo, complesso e delicato
dibattito fra coloro che ne hanno sottolineato le affinit e
coloro che invece hanno insistito sulle differenze, fra coloro che
hanno trovato nelle opere di Nietzsche un pensiero anticipatore
dell storia del ventesimo secolo e coloro che lo hanno trovato in
quelle di Dostoevskij.  Forse  possibile riassumere la situazione
attuale dell controversia con le parole di V. Strada: Il problema
 quello di sapere se l'utopismo dionisiaco di Nietzsche sia il
superamento del nichilismo decadente o non, al contrario, una sua
estrema manifestazione e quindi se a scrivere la "storia dei
prossimi due secoli" sia stato Nietzsche o non piuttosto
Dostoevskij (V. Strada, Le veglie della ragione, Einaudi, Torino,
1986, pagina 72) (lettura 27).
Il responso della storia! Fu Nietzsche stesso ad affermare ne La
volont di potenza di essere in grado di raccontare la storia dei
prossimi due secoli. Ancora una volta la storia  stata chiamata
da un filosofo ad essere il giudice ultimo.
Un breve cenno al problema del male. Nietzsche aveva osservato che
chi ha sofferto, chi ha provato direttamente l'esperienza del
male, pretende di capire di pi, di sapere di pi, di essere pi
vicino alla verit; e se ne era chiesta la ragione. Per il
filosofo che aveva proclamato la morte di Dio il male rimane
un'assurdit, come egli stesso afferma in La genealogia della
morale: Il non senso della sofferenza e non la sofferenza stessa
J la maledizione che sino al presente pesa sull'umanit. L'ideale
ascetico le dava un senso. Grazie ad esso la sofferenza si trovava
interpretata. La porta si chiudeva davanti ad ogni specie di
nichilismo, ad ogni desiderio di annientamento. Ma dopo la morte
di Dio non resta all'uomo che trasformarsi in un consapevole
creatore di valori e imporre il suo senso a tutte le cose, anche
al male.
Cos, conclude Nietzsche, ma la storia della filosofia ci dimostra
che l'uomo  un instancabile cercatore di senso, estremamente
critico e mai soddisfatto completamente dei risultati della sua
ricerca. Perci ci chiediamo: se per l'uomo  tanto difficile
credere in qualcosa che gli  dato, come gli sar possibile
accettare principi e valori che in piena consapevolezza sa di
essere stato lui stesso a fabbricare?.
